Il biometano: una risorsa che può giocare un ruolo da protagonista nella transizione ecologica

Fondamentale sbloccare il decreto sulle bioenergie per fare da volano alla crescita del settore
Riflettori puntati sulle rinnovabili con l'ingresso di Roberto Cingolani nell'esecutivo del governo Draghi. Tra i punti dell'agenda del fisico, che dallo scorso 13 febbraio guida il nuovo Ministero per la Transizione Ecologica, spicca anche un cambiamento sostanziale del paradigma energetico italiano a favore delle rinnovabili attraverso investimenti in tecnologie innovative, infrastrutture intelligenti e sviluppo digitale. Secondo il Ministro, il Green Deal europeo rappresenta lo strumento chiave per accelerare la transizione verso economie a basse emissioni, resistenti al clima ed efficienti nell’uso delle risorse, in linea con l’accordo di Parigi.
In questo contesto, le bioenergie possono assumere un’importanza strategica verso la transizione ecologica perché rappresentano un modello di sviluppo che mette al centro la sostenibilità, l’economia circolare e l’innovazione tecnologica. In Italia si contano circa 1.800 impianti con una potenzialità in termini di produzione di biometano pari a circa il 10% del fabbisogno italiano. La Germania ha più di 11.000 impianti di biogas. Numeri che dovrebbero farci riflettere sulle potenzialità inespresse che ha il nostro settore. Biogas e biometano potrebbero, infatti, contribuire in modo significativo alla “crescita verde” del nostro Paese concorrendo alla creazione di nuovi posti di lavoro e favorendo uno sviluppo economico che rispetta le risorse naturali, in accordo con gli obiettivi sulle emissioni dell’Agenda 2030 dell’ONU. 
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La recente conversione in legge del Decreto Milleproroghe ha confermato anche per il 2021 gli incentivi agli impianti di produzione di energia elettrica alimentati a biogas di piccola taglia, con potenza elettrica non superiore a 300 kW, che fanno parte del ciclo produttivo di imprese agricole e di allevamento. Diversa, invece, è la situazione dei grandi progetti di biometano in questo caso a creare incertezza è la scadenza del 31 dicembre 2022, per l’entrata in esercizio dei nuovi impianti, fissata dal Decreto 2 Marzo 2018. La mancanza, ad oggi, di una chiara linea del Governo rispetto all’accesso agli incentivi rischia di far precipitare l’intero settore in una situazione di stallo, con il rischio di pesanti ripercussioni nel medio e lungo termine. 
Sbloccare presto il decreto sul biometano consentirebbe di dare linfa vitale al nostro comparto, facendo ripartire gli investimenti che rischiano invece di rimanere congelati già a partire dal secondo semestre di quest’anno. Occorre, infatti, circa un anno per passare dalla progettazione alla messa in esercizio di un impianto di biometano di grandi dimensioni, tempo che si aggiunge a quello richiesto per ottenere le necessarie autorizzazioni: un lasso di tempo che impone un inevitabile cambio di passo e ci pone di fronte alla necessità di dover contare, fin da ora, sul sostegno di una politica incentivante, in grado di fare da volano allo sviluppo del settore. 
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Solo in questo modo anche il nostro Paese potrà continuare a contribuire alla crescita del mercato europeo delle bioenergie che, secondo l’EBA (European Biogas Association), dovrebbe passare dagli attuali 18 miliardi di metri cubi di biogas e biometano prodotti, a 44 miliardi di metri cubi nel 2030. Questa crescita concorrerà a raggiungere gli obiettivi imposti dal Green New Deal che prevedono l’abbattimento del 55% delle emissioni di CO2 entro il 2030. Biometano e biogas potranno dare un contributo significativo anche nella riduzione della produzione di rifiuti attraverso il loro riciclo e riutilizzo e nella riduzione dei gas serra. A fronte di questi ambiziosi traguardi, l’impiego strategico delle energie rinnovabili diventa un fattore chiave e, allo stesso tempo, parte della soluzione di una questione critica e di interesse globale. 
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Il biogas è, di fatto, l’unico tipo di energia carbon negative in grado di ridurre sensibilmente l’impronta di carbonio attraverso lo sfruttamento energetico delle biomasse vegetali o animali e della frazione organica: permette, infatti, di “chiudere il cerchio dell’economia circolare” trasformando gli scarti in una preziosa risorsa. Mentre il biometano è il vettore energetico più ecologico a oggi disponibile. La consapevolezza delle potenzialità di queste risorse ha spinto il Governo francese, nel corso dell’ultimo decennio, a incentivarne l’utilizzo riducendo le emissioni dell’industria e dei trasporti e portando, nel contempo, il comparto del biogas e del biometano ad avere la crescita esponenziale più rapida in Europa. 
Ci auguriamo quindi che anche l’Italia continui a investire su una crescita costante delle bioenergie perché, come ha recentemente dichiarato il Ministro Cingolani, “il riciclo dei materiali è un impegno fondamentale per una gestione consapevole del nostro futuro: è fondamentale non sprecare, riutilizzare tutto ciò che è possibile, anche trasformandolo o rigenerandolo, nella logica di uno sviluppo sempre più sostenibile, giusto, inclusivo”.
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