Lo sviluppo del biogas intrappolato nelle maglie della burocrazia

La transizione burocratica per rinnovare le rinnovabili e cogliere le opportunità del PNRR.

Il nostro Paese sta iniziando a cambiare passo: il piano vaccinale sta progressivamente prendendo piede e con l’arrivo dell’estate ristoranti e strutture ricettive stanno iniziando a ripartire dopo mesi di chiusure forzate. Ci sono però dei settori, come quello delle rinnovabili, che pur non essendosi mai fermati da quando è scoppiata la pandemia, di fatto, stanno procedendo con il freno a mano tirato da anni per gli innumerevoli lacci burocratici che frenano lo sviluppo del comparto. Serve, quindi, un intervento concreto per snellire e semplificare il sistema di regole che sta paralizzando e penalizzando un settore cruciale, in grado di contribuire concretamente a contrastare l’emergenza climatica.

Una lotta, quella contro il Global Warming che l’Unione Europea ha deciso di combattere, impiegandosi a ridurre del 55% le emissioni di anidride carbonica entro il 2030 attraverso l’installazione di circa 70 Gigawatt di energie rinnovabili. L’Italia purtroppo, a causa del lungo e complesso iter autorizzativo, oggi riesce a installare solo 0,8 Gigawatt all’anno, rispetto ai 6 programmati rischiando di diventare il fanalino di coda dell’UE.

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Un esempio calzante in questo contesto è proprio quello del biogas, un settore che non ha risentito in maniera eccessiva degli stop imposti dalla pandemia perché è stato in grado di mantenersi altamente produttivo grazie alle caratteristiche intrinseche nella natura stessa del suo business, in grado di trasformare scarti agricoli, zootecnici e produttivi in una risorsa energetica inserendosi in un’ottica di economia circolare. Questa condizione favorevole presenta, tuttavia, delle zone d’ombra legate proprio ai tempi degli iter autorizzativi necessari alla realizzazione di nuovi impianti, che nei fatti potrebbero minare la stabilità di un sistema che potrebbe essere strategico nel prossimo futuro.

Il grande vulnus dell’ecosistema del biogas in Italia è, senza dubbio, il suo apparato legislativo che ne mina alla base lo sviluppo e la crescita: sono, infatti, necessarie misure di semplificazione, snellimento e razionalizzazione dei procedimenti amministrativi per favorire la realizzazione di nuovi impianti. 

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Lo stesso Ministro Cingolani sottolineando più volte i gravi numeri che descrivono la crescita del comparto delle rinnovabili in Italia si è soffermato sulla lentezza dei procedimenti autorizzativi che, non solo è incompatibile con la Missione 2 del PNRR – denominata “Rivoluzione verde e transizione ecologica” -, ma costituisce anche un freno alla transizione energetica del Paese, ribadendo a gran voce la necessità di una transizione burocratica. Questo tema acquista ancora più rilievo e massima priorità se si considera che alla stessa Missione 2 del PNRR - che indirizza lo sviluppo di energie rinnovabili, idrogeno, rete e mobilità sostenibile - è stato destinato un investimento di 1,92 miliardi di euro per la riconversione totale o parziale, degli impianti biogas esistenti e per la realizzazione di nuovi impianti per la produzione di biometano da destinare a usi industriali.

Il Ministero della Transizione Ecologica ha, infatti, stimato che attraverso la riconversione degli impianti biogas esistenti entro il 2026 si potrà produrre biometano per circa 1,6-1,8 miliardi di Sm3/anno perché l’incentivo finanzierà i costi di riconversione che riguardano anche le infrastrutture di gestione efficiente delle biomasse, l’upgrading del biogas e la connessione alla rete. Mentre la realizzazione di nuovi impianti porterebbe a una produzione complessiva al 2026 di ulteriori 0,7 miliardi di Sm3/anno.

Se si considera che il decreto attuativo non arriverà prima di settembre 2021 e che i bandi non saranno emanati prima della fine dell’anno, si fa sempre più incalzante la necessità di snellire l’iter burocratico.

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Il nostro settore, non solo è intrappolato nelle strette maglie del permitting, ma è di fronte a un altro nodo da sciogliere l’assenza del decreto FER 2 che consentirebbe di promuovere lo sviluppo di tecnologie rinnovabili innovative, tra cui il biogas, l’eolico offshore, l’energia oceanica, le biomasse, il solare termodinamico e la geotermia. A tutto questo si aggiunge anche la necessità di rinforzare il PNIEC, il piano nazionale integrato energia e clima, che delinea gli obiettivi energetici al 2030, ma si basa ancora su riferimenti pre-pandemia.

Questi sono i principali ingredienti per rinnovare e dare una spinta propulsiva, con soluzioni concrete, al settore delle rinnovabili e soprattutto a quello del biogas che, grazie agli impieghi futuri previsti dal PNRR potrebbe dare un contributo significativo per passare a un modello energetico in grado di garantire elevati standard di sostenibilità ambientale.

Articolo di Franco Lusuriello | CEO BTS Biogas

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