Nel PNRR 60 miliardi per l'ambiente:
cosa prevede per la filiera del biometano

Circa 60 miliardi per "una radicale transizione ecologica verso la completa neutralità climatica e lo sviluppo ambientale sostenibile". Sono i numeri e gli impegni contenuti nel Piano di ripresa e resilienza italiano che dovrà utilizzare in tutto 191,5 miliardi in tutto (122,6 miliardi di prestiti e 68,9 miliardi di sovvenzioni a fondo perduto) per far ripartire l'Italia e l'Europa dalla crisi scatenata dalla pandemia.

Ma nel piano si guarda oltre il coronavirus: si devono, infatti, mitigare le minacce a sistemi naturali e umani del cambiamento climatico partendo da presupposto che l'Italia ha "un'ecosistema unico da proteggere ed è più esposta ai rischi climatici", come si legge nel Piano. Tra i pilastri della strategia c'è sicuramente lo sviluppo della filiera del biometano che si prevede possa raggiungere una produzione di 8,5 miliardi di metri cubi entro il 2030 partendo dai 2,5 miliardi attuali.

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Quadro generale

Ma partiamo dal quadro generale e vediamo com'è composta la missione “Rivoluzione verde e Transizione ecologica”: quella dedicata all'ambiente, al quale andranno 69,96 miliardi in tutto sui 235,14 del piano. Per orientamento europeo, è la voce più corposa del piano. Di questi 60 miliardi sono quelli del PNRR vero e proprio, ovvero quelli provenienti dal Recovery Fund, ma si aggiungono un miliardo e 300 milioni del programma React-Eu e 9,32 miliardi del fondo complementare governativo che affiancherà i fondi europei.

I circa 60 miliardi per l'ambiente sono suddivisi in quattro parti, che vengono definite "Componenti": economia circolare e agricoltura sostenibile (5,7 miliardi di euro); energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile (23,78 miliardi); efficienza energetica e riqualificazione degli edifici (15,22 miliardi) e tutela del territorio e della risorsa idrica (15,06 miliardi).

Come si capisce anche dal titolo si parla di energie rinnovabili nella seconda componente, nella quale sono previsti interventi per incrementare decisamente la diffusione di queste fonti tramite soluzioni decentralizzate e rafforzamento delle reti per adattare le fonti rinnovabili ad essere utilizzate maggiormente soprattutto nella mobilità e nell'industria. Sempre nella seconda componente, particolare rilievo è dato alle filiere produttive: l’obiettivo è sviluppare una leadership internazionale industriale e di conoscenza nelle principali filiere della transizione, promuovendo lo sviluppo in Italia di supply chain competitive nei settori a maggior crescita.

Il Biogas

Ma veniamo al biometano. Dei 23,78 miliardi di euro per la componente "Energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile" 5,90 miliardi serviranno per "Incrementare la quota di energia prodotta da fonti di energia rinnovabili". Qui troviamo la somma destinata allo sviluppo del biometano: 1,92 miliardi. Nel Piano si sottolinea anche che il biometano, se veicolato nella rete gas, può contribuire al raggiungimento dei target al 2030 nella riduzione delle emissioni.
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Sono quattro i fronti sui quali il piano di investimenti si impegna sul biometano. Per prima cosa si punta alla riconversione e al miglioramento dell'efficienza degli impianti biogas agricoli esistenti produrre biometano per il riscaldamento e il raffrescamento industriale e residenziale e nei settori terziario e dei trasporti. Il secondo fronte, invece, è quello della realizzazione di nuovi impianti per la produzione di biometano (attraverso un contributo del 40 per cento dell’investimento).

Il piano, comunque, ha anche l'obiettivo di promuovere la diffusione di pratiche ecologiche nella fase di produzione del biogas (ad esempio siti di lavorazione minima del suolo, sistemi innovativi a basse emissioni per la distribuzione del digestato) per ridurre l'uso di fertilizzanti sintetici e aumentare l'approvvigionamento di materia organica nei suoli.

Infine, gli investimenti sul biometano dovranno anche favorire la sostituzione di veicoli meccanici obsoleti e a bassa efficienza con veicoli alimentati, appunto, a metano o biometano. Il piano, infatti, va nella direzione di ridurre le emissioni a partire proprio dagli impianti esistenti migliorando l’efficienza in termini di utilizzo di calore in particolare per gli impianti per i quali non sono possibili le misure di riconversione.

Prossimi passi

Per favorire il buon uso di queste risorse le quattro componenti (tra le quali c'è lo sviluppo delle rinnovabili e del biometano) c'è bisogno di riforme. La prima prevede la semplificazione delle procedure di autorizzazione per gli impianti rinnovabili onshore e offshore. Ma è la seconda che inciderà maggiormente sul biometano. Infatti, si propone una nuova normativa per la promozione della produzione e del consumo di gas rinnovabile.

La riforma prevede un decreto legislativo che attuerà le disposizioni della RED II (la direttiva europea 2018/2001 sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili) per favorire la produzione e il consumo di gas rinnovabile in Italia. Successivamente, un decreto del Ministero della transizione ecologica stabilirà condizioni, criteri e modi di attuazione del sistema di promozione della produzione e del consumo di biometano nei settori industriale, terziario e residenziale. Il piano detta anche i tempi: il decreto per attuare la Red II sarà emanato entro la metà del 2021, seguita dal decreto attuativo entro fine anno. Nel 2022 inizieranno le riconversioni che entreranno gradualmente in funzione.

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